Venerdi mattina mi sono alzata alla solita ora e mentre preparavo la colazione per i bambini ho acceso il portatile sul tavolo della cucina. Qualche tempo fa la prassi sarebbe stata dare un’occhiata alla posta e poi ai principali quotidiani, ora punto dritto alla home page di facebook, certa di trovare una discreta selezione di notizie preparata dall’efficientissimo ufficio stampa composto dai più “impegnati” tra i miei contatti.
Subito mi colpisce, per il numero delle condivisioni, il video dell’operaio che apostrofa pesantemente il senatore della Lega Roberto Castelli (“Tu non mi devi rompere i co…”) durante una trasmissione televisiva.
Ora normalmente non lo avrei certo guardato durante la rassegna stampa del primo mattino, quando tutto si deve fare di corsa e ci si può concedere solo un’occhiata ai titoli, rigorosamente in piedi, ma venerdì ero abbastanza in orario sulla tabella di marcia, per cui ho fatto un’eccezione e ho cliccato sul play.
Venerdì però era anche il settimo compleanno di mio figlio, che per l’emozione non deve aver dormito tutta la notte, per cui appena ha visto la luce e sentito qualche rumorino è saltato giù dal letto e mi ha raggiunto in cucina giusto in tempo per sentire chiaramente quello che diceva l’operaio.
“Ha detto una parolaccia!… L’ha ridetta! …E ne ha detto anche un’altra! (l’uomo dopo aver invitato Castelli a non rompere una determinata parte anatomica, aveva infatti invitato tutta la classe politica a risolvere i problemi dei lavoratori mettendo un’altra parte anatomica sulla sedia). La tentazione di chiudere il video mettergli la scodella sotto il naso e chiuderla lì con un “zitto e mangia, non sono cose che ti riguardano!” è stata abbastanza forte. Alle 7 del mattino con due bambini da preparare e portare all’asilo e a scuola e poi correre al lavoro la tentazione di fare cose delle quali in altri momenti della giornata saresti poco fiero è abbastana forte.
Non l’ho fatto e non so nemmeno io perchè. Ho rischiacciato play perchè il video era arrivato nel frattempo alla fine e mentre lo ascoltavamo insieme ho provato a spiegare che quando sei molto, molto arrabbiato e hai un motivo molto, molto serio, le parolacce ti possono pure scappare e non è una cosa così grave. Naturalmente mio figlio, che alle sette del mattino è ancora più tignoso che durante il resto della giornata non si è accontentato di questa spiegazione nè di una risposta generica alla domanda “Perchè è così arrabbiato?”
Ci ho provato a spiegarglielo, anche se non credo di esserci riuscita. Ma d’altra parte (per fortuna) sono cose un po’ difficili da capire a 7 anni. Però è rimasto serio. E non ridere davanti a uno che dice le parolacce è un’altra cosa difficilissima da fare a 7 anni. A meno che non capisca che chi le dice è molto, molto arrabbiato per un motivo molto, molto importante.
Sandra

Quest’anno ho deciso di rinunciare ai buoni propositi per l’anno che arriva. Questo non vuol dire che non cercherò di fare il possibile per essere “migliore” e vivere meglio, ma proverò a passare direttamente all’azione. Come dice il Mahatma Gandhi “I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni“. Con le perle false dei miei buoni propositi ho infilato una collana lunghissima, ma non so che farmene. Nessun centimetro in meno nel girovita, non sono diventata vegetariana, produco quantità enormi di rifiuti, sono super ansiosa con i miei figli e non so ancora parcheggiare in retromarcia. A volerne formulare uno per forza, il buon proposito potrebbe essere quello di fare del mio meglio, pur consapevole che potrebbe non essere abbastanza. Ma per questo restano i sogni e i desideri. I desideri, tutti ma proprio tutti quelli importanti, riguardano gli affetti… I legami che contano e tengono uniti. E i sogni? i sogni si sa non si svelano… si possono solo seguire.